Buoni Fruttiferi Postali e Titoli di Stato sono la stessa cosa?

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I risparmiatori che si avvicinano per la prima volta al mondo degli investimenti e cercano soluzioni per investire una parte del proprio capitale, si trovano a dover scegliere tra un gran numero di opzioni e molto spesso non hanno ben chiare le differenze intercorrenti tra i vari strumenti finanziari.

Tra quelli che creano la maggiore confusione troviamo i Buoni Fruttiferi Postali 2022, da taluni ritenuti, a torto, dei Titoli di Stato e assimilati ai BTP, ossia ai Buoni Poliennali del Tesoro. Nonostante vi siano alcune similitudini, le differenze sono numerose.

I Buoni Fruttiferi Postali non sono le obbligazioni emesse da Poste Italiane

Prima ancora di scoprire quali siano le differenze tra Titoli di Stato e Buoni Fruttiferi Postali, è necessario conoscere le differenze tra questi ultimi e le obbligazioni di Poste Italiane. La confusione da questo punto di vista è piuttosto comune in quanto è facile per i non addetti ai lavori confondere i Buoni Fruttiferi Postali con le obbligazioni emesse da Poste Italiane.

Sebbene anche i buoni fruttiferi possano essere considerati a tutti gli effetti delle obbligazioni, del tipo senza cedola, non sono emessi da Poste Italiane. L’ente preposto alla loro emissione è il CDP, ossia la Cassa Depositi e Prestiti, un’istituzione finanziaria fondata nel 1850 con il nome di Cassa Piemontese e oggi controllata per oltre l’80% dal Ministero dell’economia e delle finanze.

Questo significa che, mentre chi punta sulle obbligazioni di Poste Italiane, Strutturate o Plain Vanilla, diventa creditore di questa impresa, il risparmiatore che acquista Buoni Fruttiferi avrà quale debitore il CDP. I Buoni Fruttiferi vengono definiti “postali” in quanto Poste Italiane è l’azienda che si occupa della loro collocazione.

Perché i Buoni Fruttiferi non possono essere considerati dei Titoli di Stato

I Buoni Fruttiferi, come abbiamo specificato nel paragrafo precedente, vengono emessi dal CDP, la Cassa depositi e prestiti che vede quale maggiore azionista il Ministero dell’economia e delle finanze e come azionisti minori vari istituti bancari. I Titoli di Stato sono invece emessi direttamente dal MEF attraverso il Dipartimento del Tesoro e consentono allo Stato di finanziare vari tipi di attività legate alla crescita del Paese.

Pur essendo strettamente collegato allo Stato Italiano e permettendo di sfruttare il capitale ottenuto tramite i Buoni Fruttiferi per lo sviluppo del Paese, il CDP non è un ente separato dallo Stato; per questo motivo i rischi collegati ai Buoni Fruttiferi sono ritenuti solitamente superiori rispetto a quelli dei Titoli emessi dal MEF in quanto il rischio di insolvenza è maggiore per un ente che non per uno Stato. Questo non significa che sia meglio investire sugli uni piuttosto che sugli altri. Prima di effettuare qualsiasi scelta, è consigliabile effettuare un’attenta analisi del mercato e, se non si ha sufficiente esperienza, rivolgersi a un consulente finanziario.

Altre differenze tra Titoli di Stato e Buoni Fruttiferi Postali

Le differenze tra i due tipi di obbligazioni non si fermano qui. I Titoli di Stato, dopo essere stati acquistati, permettono di tornare in possesso del capitale investito o alla data di scadenza o in seguito a rivendita sul mercato secondario. Al contrario, i Buoni Fruttiferi consentono all’investitore di rientrare in possesso del proprio capitale in qualsiasi momento.

Nessun tipo di Buono Fruttifero offre inoltre all’investitore la possibilità di ricevere delle cedole periodiche; al contrario, tra i Titoli di Stato ne troviamo svariati che consentono di ottenere cedole semestrali con gli interessi maturati.

Da qui se ne può dedurre che, mentre i Titoli di Stato con cedola periodica prevedono interessi semplici, i Buoni Fruttiferi sono caratterizzati da interessi composti che possono essere riscossi, a seconda del buono scelto, alla data di scadenza oppure a distanza di un certo numero di anni dalla sottoscrizione. Chi esce dall’investimento prima della scadenza o del numero di anni utili per riscuotere gli interessi, riceve indietro il capitale investito, ma non gli interessi maturati.